DigitalShare

AI Act e PMI: cosa cambia con il Regolamento UE 2024/1689 nel 2026

28 ottobre 2026 · Andrea Torresi, Commercialista · 7 min lettura

Dal 2 agosto 2026 gli obblighi di trasparenza dell'AI Act sono pienamente esigibili. Chatbot, deepfake, contenuti generati con IA e sistemi biometrici: le PMI che usano strumenti di intelligenza artificiale devono adeguarsi. Non solo chi sviluppa software, ma anche chi semplicemente lo utilizza.


Il calendario dell'AI Act: cosa è già in vigore

Il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) è il primo quadro normativo al mondo dedicato all'intelligenza artificiale. L'applicazione è progressiva:

DataObbligoImpatto PMI
2 febbraio 2025Divieto pratiche IA inaccettabili + obbligo AI literacyTutte le imprese
2 agosto 2025Obblighi per modelli IA di uso generale (GPAI)Provider di modelli
2 agosto 2026Obblighi di trasparenza (art. 50)Tutte le imprese che usano IA
2 agosto 2027Obblighi per sistemi IA ad alto rischio (Allegato III)Provider e deployer
2 agosto 2028Obblighi per sistemi IA ad alto rischio (Allegato I)Provider e deployer

Provider e deployer: due ruoli, obblighi diversi

L'AI Act distingue tra chi sviluppa un sistema di IA (provider) e chi lo utilizza nella propria attività (deployer). Molte PMI pensano erroneamente che il regolamento riguardi solo i provider. In realtà:

Esempio pratico: una PMI che integra un chatbot basato su GPT nel proprio sito web è un deployer. Deve informare gli utenti che stanno interagendo con un sistema di IA (art. 50, par. 1). OpenAI è il provider del modello sottostante.

Gli obblighi di trasparenza dal 2 agosto 2026

L'art. 50 del Regolamento impone obblighi specifici di trasparenza per diversi tipi di sistemi:

  1. Chatbot e assistenti virtuali: gli utenti devono essere informati che stanno interagendo con un sistema di IA, a meno che ciò non sia evidente dal contesto (art. 50, par. 1).
  2. Sistemi di riconoscimento delle emozioni e categorizzazione biometrica: le persone esposte devono essere informate del funzionamento del sistema (art. 50, par. 3).
  3. Deepfake: i contenuti audio, immagine o video generati o manipolati con IA devono essere etichettati come tali (art. 50, par. 4).
  4. Testi generati con IA su temi di interesse pubblico: se pubblicati per informare il pubblico, devono essere contrassegnati come generati artificialmente (art. 50, par. 4).
Marcatura dei contenuti sintetici: i provider di sistemi che generano contenuti sintetici (testo, audio, immagine, video) devono inserire metadati leggibili da macchina che identifichino il contenuto come generato da IA. Questo si applica anche ai modelli GPAI utilizzati per generare contenuti.

L'obbligo di AI literacy: già in vigore

Dal 2 febbraio 2025, l'art. 4 del Regolamento impone a provider e deployer di garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione in materia di IA al proprio personale e a chiunque utilizzi sistemi di IA per loro conto. Non si tratta di un corso formale, ma di un obbligo di competenza documentabile.

Secondo un'indagine Istat del 2025, solo il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti utilizzava almeno una tecnologia di IA. Il dato suggerisce che la maggior parte delle PMI ha ancora margini significativi di adeguamento.


Sanzioni: il regime favorevole per PMI e startup

Il quadro sanzionatorio dell'AI Act prevede importi significativi, ma con un meccanismo di protezione per le imprese più piccole:

ViolazioneImporto massimo
Pratiche IA vietate (art. 5)35 milioni € o 7% fatturato mondiale
Obblighi di trasparenza e alto rischio15 milioni € o 3% fatturato mondiale
Informazioni false alle autorità7,5 milioni € o 1,5% fatturato mondiale

Per le PMI e le startup, la sanzione è il minore tra la percentuale sul fatturato e l'importo fisso (non il maggiore, come per le grandi imprese). Il pacchetto Digital Omnibus ha esteso la stessa regola alle small mid-cap.


Checklist operativa per le PMI

  1. Mappare i sistemi IA in uso: censire tutti gli strumenti basati su intelligenza artificiale utilizzati nell'impresa (chatbot, traduttori, generatori di testo/immagini, strumenti di analisi).
  2. Classificare il ruolo: per ciascun sistema, determinare se l'impresa è provider o deployer.
  3. Verificare la trasparenza: per ogni chatbot o sistema che interagisce con utenti finali, verificare che sia presente un'informativa chiara sulla natura artificiale dell'interazione.
  4. Etichettare i contenuti sintetici: ogni contenuto generato con IA (testi, immagini, video) pubblicato dall'impresa deve essere contrassegnato come tale.
  5. Formare il personale: documentare le attività di AI literacy per il personale che utilizza sistemi di IA.
  6. Adottare una policy IA interna: definire regole d'uso dei sistemi di IA nell'impresa, compresi limiti, responsabilità e procedure di controllo umano.
  7. Prepararsi per il 2027: se l'impresa utilizza sistemi ad alto rischio (recruiting, scoring creditizio, sorveglianza), avviare la valutazione d'impatto in anticipo.
Non aspettare il 2027: la governance richiesta oggi per la trasparenza è la base su cui costruire la conformità per gli obblighi successivi sui sistemi ad alto rischio. Iniziare ora riduce il costo complessivo di adeguamento.

Vuoi verificare la conformità della tua PMI all'AI Act?

Richiedi una consulenza

Fonti normative e riferimenti

Questo articolo è redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI Act, Reg. UE 2024/1689, art. 50). Titolare del trattamento: Andrea Torresi, Torresi & Associati S.r.l., Corso Umberto I° 161, 62012 Civitanova Marche (MC).